Quale è la differenza tra ibrido e ibrido plug-in?


Panoramica


Come dicevamo già in un altro articolo qualche tempo fa, non è facile districarsi nella terminologia del nuovo mondo elettrico. Tutto questo porta l’utente a dover affrontare il passaggio verso questo nuovo mondo avendo difficoltà a capire i termini corretti da usare, o usati, nelle diverse situazioni.

Proviamo ad aiutarvi noi riprendendo i concetti base dei veicoli ibridi, cercando di semplificare al meglio i concetti principali.


Toyota Prius Hybrid [Fonte: Toyota]


Veicoli elettrici: tutto quello che c’è da sapere


Per saperne di più sulla guida elettrica a zero emissioni, vi consigliamo di leggere i seguenti articoli:



I veicoli ibridi tradizionali e plug-in


Partiamo dalla definizione: “ibridofa riferimento a “cose ottenute unendo elementi diversi”. In campo automobilistico, il termine ibrido è utilizzato principalmente per indicare un veicolo alimentato da 2 diverse fonti. 

I veicoli ibridi convenzionali (o tradizionali, o semplicemente ‘ibridi’) sono sul mercato da almeno una ventina d’anni, e sono caratterizzati dall’abbinamento di un motore a benzina o diesel con un motore alimentato da energia elettrica.

L’esempio più noto è sicuramente la Toyota Prius, che dal 1997 percorre le strade di tutto il mondo promuovendo di fatto il ritorno dei veicoli elettrici sul mercato dopo il predominio dei motori a combustione.

Il vantaggio di questa vettura, così come delle altre di questa tipologia, è che a basse velocità sfruttano quasi integralmente la potenza del motore elettrico senza ricorrere a quello a combustione, situazione che si ribalta all’aumentare della velocità, della distanza o dalla necessità di spunto. In base alle esigenze, i 2 motori possono funzionare anche contemporaneamente, in modo da ottimizzarne prestazioni e consumi.

A livello pratico, quindi, sono auto perfette per i circuiti cittadini, non a caso sono modelli utilizzati moltissimo dai taxisti delle principali città Italiane.

I veicoli ibridi plug-in (o PHEVs, Plug-in hybrid Vehicles) sono a loro volta alimentati da 2 diverse fonti energetiche, una sempre basata su motore endotermico, un’altra, invece, legata ad una sorgente elettrica collegata con una batteria d’accumulo.

Rispetto agli ibridi convenzionali, riescono però a viaggiare in modalità “pura elettrica” anche a velocità più elevate e distanze maggiori, raggiungendo anche i 50 km di autonomia.


Range Rover ibrida plug-in [Fonte: LandRover]

La differenza fondamentale tra le 2 tipologie è però la necessità, per gli ibridi plug-in, di essere collegati ad un sistema di ricarica per poter alimentare le batterie, mentre quelli tradizionali utilizzano principalmente il recupero di energia nelle fasi di rallentamento e di frenata. Per distinguerle a colpo d’occhio, se non si vedono cavi di ricarica, sicuramente non è un veicolo ‘plug-in’! Mentre caratteristica comune è la silenziosità e la possibilità di percorrere diversi chilometri a zero emissioni.


Cavo di ricarica auto elettriche
Cavi di ricarica per auto elettriche

Nel caso di veicoli ibridi plug-in, le batterie hanno dimensioni e capacità (kWh) maggiori rispetto agli ibridi tradizionali, permettendo tragitti di breve e media distanza. Andare al lavoro, a far la spesa o portare i bambini a scuola sono possibili senza consumi anche con gli ibridi convenzionali, ma è più probabile che i tragitti siano davvero a zero emissioni con le versioni plug-in, che permettono anche brevi gite fuori porta in modalità totalmente elettrica.

Un esempio è la Hyundai Ioniq ibrida plug- in, che permette di raggiungere un’autonomia di 63 km in modalità puramente elettrica. Nel caso le batterie si scarichino, no problem. Il sistema di guida attiva immediatamente il motore a benzina, e si prosegue il percorso senza accorgersi della differenza (salvo che, da quel momento, si inizia a inquinare!).


Hyundai Ioniq [Fonte: Hyundai]

L’autonomia combinata dei motori benzina + elettrico della Ioniq è di oltre 1.000 km, grazie al motore a benzina da 1.6 l. e la batteria agli ioni di litio da 8.9 kWh. È evidente che la batteria ha dimensioni e capacità ridotte rispetto ai veicoli puri elettrici, tipo la Nissan Leaf, la cui batteria ha una capacità di oltre 60 kWh e, di conseguenza, un’autonomia (dichiarata) di quasi 380 km!

Un veicolo ibrido plug-in è quindi perfetto per chi vuole avvicinarsi al mondo elettrico ad un costo iniziale di acquisto del veicolo ridotto rispetto all’auto 100% elettrica, specie se le distanze medie percorse sono limitate. In questo caso si riescono così ad ottimizzare i costi di gestione e a contribuire alla diminuzione di emissioni in ambiente. Tornando alla Ioniq, infatti, le emissioni di CO2 sono ridotte a 79 g/km.           


La nostra opinione


L’introduzione sul mercato degli ibridi tradizionali è nata dall’esigenza delle case automobilistiche di iniziare a progettare e realizzare veicoli più eco-sostenibili a prezzi accessibili al grande pubblico. Il passaggio dall’ibrido tradizionale all’ibrido plug-in è stato quasi una naturale evoluzione nel percorso che porta allo sviluppo di soluzioni per la mobilità davvero a zero emissioni, e sicuramente ha dato più sicurezza a chiunque volesse iniziare il passaggio alla mobilità elettrica, riducendo la preoccupazione per i possibili problemi di autonomia, in un momento in cui la presenza di sistemi di ricarica sul territorio non era ancora così estesa.

Ma con l’accelerata che sta avendo la transizione ai veicoli puri elettrici, non è difficile immaginare che nei prossimi anni questi modelli, insieme a quelli a combustione tradizionale a benzina o diesel, usciranno di scena per lasciare spazio ai veicoli puri elettrici.


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Autore

Ashvin Suri

Ashvin ha lavorato in ambito energie rinnovabili, efficienza energetica e nel settore delle infrastrutture dal 2006. Si è appassionato per tutto quello che riguarda la transizione ad un’economia basata su basse emissioni di CO2 e mobilità elettrica. Ashvin ha iniziato la sua carriera lavorativa nel 1994 lavorando a New York in banche d’investimenti. Dopo il master presso la London Business School (1996-1998) ha continuato a lavorare nello stesso settore a Londra presso Flemings e, a seguire, JPMorgan. I suoi ruoli hanno sempre avuto parte nella consulenza finanziaria, fusioni e acquisizioni e raccolta di capitali per investimento. Ha lavorato in diversi mercati, tra cui ingegneria, aerospaziale, petrolifero, aereoportuale e automotive sia in Asia che in Europa. Nel 2010 è stato co-fondatore di una piattaforma per lo sviluppo di grossi impianti solari per investimento, sia a terra che a tetto, in UK, Italia, Germania e Francia. Ha fatto anche da consulente in diversi progetti nel campo delle energie rinnovabili (eolici e solari) per investitori istituzionali e produttori di energia indipendenti. È stato anche consulente in mercati internazionali, come l’India, compreso il TVS Group, gruppo Indiano leader nel mercato automotive. Ashvin è stato anche consulente per il gruppo Indian Energy facente parte del fondo Guggenheim (capitale da 165 miliardi di US$). È stato anche consulente per il gruppo AMIH (capitale 2 miliardi di US$, con sede a Singapore). Ashvin ha anche lavorato nel mercato immobiliare e in quello delle infrastrutture, compreso il Matrix Group (capitale 4 miliardi di US$) che ha lanciato il primo fondo istituzionale Indiano nel settore immobiliare, per il quale ha contribuito con un forte supporto istituzionale dai mercati UK e Europeo. È stato anche consulente nel settore delle infrastrutture per l’acqua potabile, incluso un Gruppo Svedese leader nel settore. Fa anche parte del comitato consultivo del Forbury Investment Network e nella startup di diverse società di capitale

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